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23 La trasmutazione
La trasmutazione degli elementi esprime un cambiamento delle caratteristiche
chimico-fisiche dell'elemento stesso.
Nella Natura abbiamo la possibilità di vedere questa trasformazione,
questo dinamismo della materia mediante l'energia, che è la materia
stessa, poiché la materia è una forma di energia. È
intrinsecamente naturale nella materia la dinamicità della trasformazione.
Una trasformazione che poi servirà, in maniera più filosofica,
per comprendere tutto il pensiero cinese e tutto il pensiero prelogico
(Egizio, Induista, ecc.).
All'inizio del 900' vi fu il famoso esperimento di Rutheford, in chiave
scientifica moderna, di trasmutazione di un elemento chimico.
Rutheford sperimentò che facendo reagire, in condizioni particolari,
atomi di He (elio), un gas nobile, con un atomi di N (azoto), si ottenevano
la nascita di due elementi totalmente differenti O (ossigeno) e H (idrogeno).
Se osserviamo bene vediamo questi numeri importanti che indicano il numero
di massa, in alto e sono la composizione della somma dei neutroni e protoni
nel nucleo e il numero in basso è la somma degli elettroni di un
elemento. Quello che importa e che ci può dimostrare il cambiamento
chimico-fisico di un atomo, il suo cambiamento di identità vera
e propria, è proprio la modificazione del numero di questi elettroni
e protoni. Se vogliamo vedere il parallelismo tra la fisica, la chimica,
la psicologia, la tradizione e l'esoterismo, si può vedere come
il cambiamento di questi numeri sia un cambiamento di ingredienti che
danno risultati diversi per parafrasare l'esempio che ho dato precedentemente
sul concetto del Sé.
Il Sé che ha come costituzione primitiva questi infiniti elementi,
gli archetipi che si compongono tra di loro in un modo differente in ognuno
di noi.
Quindi gli ingredienti essenziali sono proprietà comuni in tutti
noi, quello che in qualche modo è stato chiamato inconscio collettivo.
È quel terreno comune che permette che comunichiamo l'uno con l'altro.
È il ponte di relazione, il senso di tutte le forme che appartengono
alle cose. Esiste quindi una trasformazione, un dialogo continuo, nel
senso di dialogos, di rapporto dualistico, nel senso vibrazionale. Logos,
visto come genesi, come verbo. Verbo a sua volta esiste come vibrazione.
Un rapporto duale nella vibrazione che fa in modo che ogni contatto, ogni
esperienza ci trasformi continuamente.
Questo è un esempio nel mondo chimico-fisico, di quello che possiamo
trovare in una visione più archetipica, più filosofica,
ma anche più psicologica.
È il simbolo Egizio della lettera "r"
che rappresenta "la bocca che parla", ciò che porta in
manifestazione i fenomeni, il "verbo", il logos.
Gli elementi, le strutture base della materia, sono continuamente in dialogo
tra di loro. Quindi possono disidentificarsi da una forma simbolica per
poi identificarsi sotto una forma simbolica totalmente diversa. Ma se
un elemento è una manifestazione del simbolo cosmico di un archetipo,
vuol dire anche che ogni essenza può trasformarsi in funzione archetipica
ogni volta differente. L'elemento azoto sarà la forma simbolica
di una archetipo differente dall'ossigeno.
La somma dei numeri di massa dei due elementi che entrano in reazione,
azoto ed elio, da 18. La somma dei prodotti della reazione dei due altri
elementi come vedete, da ancora 18.
Lo stesso accadede per gli elettroni 7+2=9, 8+1=9.
L'equilibrio energetico, l'informazione vibrazionale, il pacchetto energetico
permane a livello quantitativo, cambia a livello qualitativo.
Dal punto di vista della scienza ufficiale l'esperimento è riconoscibile,
affermabile perché quantitativamente il risultato finale è
identico.
È ufficialmente riconosciuto l'esperimento di Rutheford. Quello
che è abbastanza contestato e non riconosciuto sono gli esperimenti
successivi che ci portano ad avere delle trasformazioni ioniche con qualsiasi
altro elemento sperimentabile. Cioè prodotto in laboratorio con
delle pressioni gassose stimolate in modo molto intenso, in modo che la
struttura atomica e soprattutto quella nucleare e quindi il rapporto energetico
tra le orbite elettroniche e il nucleo centrale si deformano e quindi
c'è una liberazione di elementi subatomici tali da trasformare
e avere un impoverimento momentaneo di questi elementi subatomici e riappropriarsi
di altri elementi subatomici presi da altri elementi.
Quindi una vera trasposizione continua.
Un altro esperimento fatto in laboratorio che si ripropone continuamente
nella materia vivente è quello della reazione tra il sodio e l'ossigeno.
Questo è un esperimento che deriva da un usanza molto curiosa.
Lo stesso Rutherford stette in India molto tempo e si accorse che chi
soffriva di sete non erano certo gli indiani che dovevano fare dei lavori
da mattina a sera e che giunta l'ora serale, al di là del momentaneo
affaticamento fisico, non soffrivano minimamente la sete, erano molto
ben idratati e di conseguenza dopo un breve riposo si ricaricavano energicamente.
Le guardie inglesi che potevano bere tutti i liquidi che volevano durante
la giornata, e stavano all'ombra ad osservare che gli indiani lavorassero,
alla fine della giornata erano disidratati e il cambiamento delle sentinelle
era continuo per questo sfiancamento fisico con difficile recupero. Quello
che differiva lo stile della giornata tra gli indiani e gli inglesi, al
di là che gli inglesi continuassero a bere liquidi durante la giornata,
era il fatto che per una "superstizione" di quel posto si mangiavano
dei grani di sale. Grani di sale che gli indiani dicevano che dava del
freddo al fisico.
Questo simbolico freddo al fisico era la sensazione di freschezza che
durante tutta la giornata gli indiani percepivano anziché soffrire
il peso dell'insolazione. Il fatto si dimostra a livello sperimentale;
si è visto che il sodio del cloruro di sodio, del sale da cucina,
si trasformava all'interno delle strutture intracellulari, reagendo con
l'ossigeno, in potassio (K). Il sudore degli indiani aveva, analizzandolo,
una percentuale altissima di potassio, al posto di avere una percentuale
di sale, di sodio, come ci si aspetterebbe.
La reazione, che poi Rutherford ripropose in chiave sperimentale, è
appartenente ad una reazione intracellulare che continuamente facciamo
soprattutto quando abbiamo una quantità apparentemente in eccesso
di sale.
Questo momento di eccesso di sale è compensato da un momento di
stress ambientale dato da una forte temperatura esterna al corpo umano.
A questo livello vi è una vera trasformazione in potassio, elemento
necessario per fare in modo che gli equilibri delle catene respiratorie
intracellulari siano confermate, potenziate in un momento di grosso stress
cellulare.
Come vedete anche qua i numeri di massa e i numeri degli elettroni nella
loro somma ridanno la stessa somma nell'elemento potassio. 23+16=39
All'interno del nostro organismo tali reazioni sono spesso presenti tramite
l'assunzione di molte sostanze. Un esempio è quello dell'equiseto.
L'equiseto, di cui vedremo la composizione, sappiamo avere una grande
importanza nell'influenzare il metabolismo osseo, nel potenziare e nel
preservare la componente blastogenetica ossea.
Se analizziamo la composizione di questa pianta comune, troviamo che il
calcio è presente come percentuale con solo il 4,15% della composizione
dell'equiseto. Una percentuale cosi bassa di calcio che non giustificherebbe
questa azione terapeutica dell'equiseto. La giustificazione terapeutica
nei riguardi del tessuto osseo è dato proprio da queste trasmutazioni.
Trasmutazioni di elementi che sono presenti e soprattutto la terza trasmutazione
più significativa, quella del silicio, la cui presenza è
di 62.11%. Solo questa trasmutazione ci porta ad avere la trasmutazione
della silice in calcio tramite un'addizione di carbonio, peraltro già
presente in notevole quantità nell'organismo, tramite l'attività
intracellulare nel momento in cui si assimila l'equiseto assunto.
Lasciamo alla verifica matematica di chi legge la dimostrazione della
reale possibilità di tale reazione. Le altre due trasmutazioni
sono inferiori come validità dal punto di vista della quantità.
Vediamo infatti che il magnesio è solo l'1.5%, il potassio 2,88%.
Non sono significative per giustificare l'atto terapeutico.
In questa fusione in realtà, entra il gioco del Solve e del Coagula,
la fissione e la fusione, è molto interessante perché la
vera trasmutazione qui avviene per fusione, per coagula, una fusione a
freddo, non le fusioni ad alta energia nei nostri laboratori scientifici,
perché avviene nel nostro laboratorio interno.
Quando il calcio è prodotto da una trasmutazione, del 62% di silice
presente nell'equiseto, legato all'archetipo Saturno che combinandosi
con il Carbonio, anch'esso in relazione con l'archetipo Saturno, già
presente nell'organismo, si fondono silice e carbonio e generano Giove,
il calcio. Questa trasmutazione è una trasformazione della quantità
in qualità. Io prendo due cose, silice e carbonio e le trasformo
in una.
Per cui è molto importante andare a vedere attraverso i nostri
strumenti che sono mezzi scientifici, come queste realtà sono realmente
palesi, chiare e visibili. Perché è evidente, dopo un discorso
del genere, cosa significa trasmutazione. In questo caso in senso fisico,
poi lo si traspone su tutti i piani che si desidera.
Il calcio che viene prodotto dalla trasmutazione viene assorbito immediatamente.
Se assumiamo del calcio, possiamo immetterne quanto vogliamo, l'organismo
non lo acquisisce perché non lo trasmuta e se lo trasmuta lo trasmuta
in un'altra cosa.
Una delle cure alchemiche molto interessanti per la frattura di un osso
è proprio di tritare i sali di equiseto e di assumerli in dosi
naturalmente basse. Perché comunque inserisco grossi quantitativi
di silice disponibili a trasformarsi in calcio e si ottengono delle calcificazioni
che hanno del miracoloso per via dei tempi ridotti e della qualità
del risultato.
Per cui come calcio noi non lo possiamo assumere. Questo è fondamentale
in Spagiria. Perché il simile va ricondotto ai termini più
reali, più profondi. Non è che perché manca il calcio
e allora si prenda il calcio.
Riprendendo la dimensione spazio-tempo, è importante vedere come
il pensiero cinese affronta questo aspetto dell'esperienza, e alludendo
all'analogia quantità-qualità noi sappiamo benissimo come
la qualità archetipicamente è analoga alla dimensione tempo
e la quantità alla dimensione spazio. Vedremo le simbologie del
cerchio e del quadrato:
qualità |
tempo |
cerchio |
quantità |
spazio |
quadrato |
Come simbologia dell'energetico, del mentale della perfezione, il cerchio
è dimensione temporale.
E dimensione del quadrato, della terra, della materia la dimensione spaziale.
E se ci pensiamo bene abbiamo la quadratura del cerchio (il versare in
terra) e la cerchiatura del quadrato (il portare al cielo).
Il quadrato, una quantità ben precisa e fissa e quindi la fissità
delle cose, ben definite e strutturata.
Il potassio, il magnesio, piuttosto che il carbonio che si evolve e si
trasforma in un rapporto di relazione (e quindi entra dentro nella dimensione
temporale) se prima è potassio non può essere calcio ma
lo potrebbe diventare dopo. Dopo un'evoluzione e dopo una esperienza di
"relazione". È sempre un'esperienza dalla quantità
alla qualità. Quindi riporta una fissità ulteriore. Per
avere un ulteriore esperienza e rientrare nella dimensione tempo, nel
momento trasformativo per poi ritornare ad una fissità e così
via questo è il dualismo dell'evoluzione.
È un'evoluzione che ha sempre un grado di libertà limitato
nella sua infinitezza perché deve e può soltanto giostrarsi
tra gli archetipi.
Quindi se dal potassio ( )
assieme all'idrogeno (
e ) otteniamo il
calcio ( ) abbiamo
comunque un elemento alla fine che è archetipico, il calcio è
diverso dagli altri due, ma è sempre vincolato ad un aspetto archetipico
particolare e fisso. Non può esistere nulla che non sia una forma
simbolica di un archetipo.
E questa è l'aspetto più importante.
La dimensione quantitativa è sempre rispettata in una trasformazione
temporale perché la qualità non è più la stessa.
Abbiamo un altro elemento, un altro pianeta.
La formazione delle nostre Dolomiti è una trasformazione, trans
somatosi (il cambiamento della corporeità), è una continua
trasformazione dell'elemento calcio. È una trasmutazione alchemica
in chiave naturale.
L'avena per esempio continua a trasformare e trasforma il calcio ( )
in potassio ( )
cioè esattamente la trasmutazione opposta per avere un terreno
nutritivo adatto per poter crescere. L'eccesso di calcio la farebbe morire,
quindi il calcio che trova nella terra lo trasforma in potassio.
Abbiamo anche una reversibilità continua nella trasmutazione degli
elementi.
È un pensiero, una modalità non lineare, ma ciclica. È
un tornare indietro che è sempre un andare avanti. È sempre
un'esperienza ulteriore, una spirale, una relazione con l'infinito. Cioè
il ritornare su se stessi è sempre un'esperienza diversa.
Il contadino che in ottobre semina e fa per decenni lo stesso gesto di
buttare il seme non compie mai la stessa cosa. Perché ogni anno
che passa, un ciclo di dodici qualità con tredici lunazioni, che
si compie nella sua coscienza di contadino, lo rende più ampio
nella sua consapevolezza. Quindi ogni anno sarà sempre più
contadino e il suo campo sarà sempre più campo.
Il contadino di un anno fa pur essendo apparentemente la stessa persona
non è il contadino di quest'anno. Possiede un'esperienza ciclica
in più. Il suo campo ha un'esperienza maggiore, ha una coscienza
maggiore.
E se vogliamo complicare le cose non esistono due foglie uguali sullo
stesso albero.
Neanche nello stesso istante perché esiste una poliedricità
nella realtà. È tridimensionale in tutti i sensi.
E l'esempio più grande già accennato prima è quello
di Dante che nel 33° canto del Paradiso nella Divina Commedia parla
dell'ultimo sforzo quando si avvicina alla Rosa mistica che è Tutto,
è Dio, e man mano che si avvicina a questa meravigliosa perfezione
simmetrica, apparentemente omogenea si accorge che ogni petalo è
un viso differente. Dopo la omogeneità del tutto si crea nell'irreversibile
e irrepetibile diversità di ciascun petalo, di ciascun particolare.
Quindi l'ologramma la parte del Tutto in verità è un'esperienza
a se stante e irrepetibile.
E questo è quello che fa a botte con la nostra mentalità,
la nostra coscienza occidentale. E viviamo con grandissima contraddizione
questa visione. Se una cosa è uguale non può essere diversa
e un diverso non può dare un'omogeneità. E invece è
proprio questo. L'olismo è proprio questo.
È sempre una spirale all'infinito. Il pensiero ciclico comunque
non è una chiusura ciclica. Il pensiero circolare è un pensiero
spiraliforme, è un cerchio che non si chiude mai, è la coscienza
che aumenta facendo anche sempre la stessa cosa continuamente che allarga
anche di un infinitesima parte, ma allarga il centro e quindi il cerchio
non è chiuso ma si amplia sempre di più.
Questo è soltanto un esempio per farvi vedere in modo artificioso
come una struttura, in questo caso dell'atomo di ferro sia con una conformazione
e siamo nella dimensione spaziale, quadratica perché importa la
posizione nello spazio della struttura atomica (ovvero questa posizione
del ferro come le varie parti, particelle subatomiche siano in relazione
tra di loro con un certo equilibrio). Entrando dentro un elemento esterno,
entrando di forza con un elemento perturbatorio (in questo caso con una
pressione artificiosa molto forte) logicamente l'elasticità della
struttura (l'elasticità data dai rapporti vibrazionali, quindi
energetici che sono continuamente in relazione uno con l'altro tra le
particelle che danno la rete energetica della struttura) porta all'allontanamento
di una figura, di una particella che in qualche modo si trova in equilibrio
energetico più libero, più sciolto in relazione alla rete
che tutta la struttura riesce ad avere.
La posizione più sciolta, con un vincolo energetico minore è
questa particella che si trova già di per sé nella struttura
naturale del ferro in una posizione periferica. Quindi con un ipotetico
investimento energetico maggiore (anche per rimanere se la vogliamo tenere
legata a tutta la struttura). È sufficiente quindi un elemento
perturbatorio esterno (particolarmente pesante e forte) per fare in modo
che legami energetici un po' più precari (per la posizione spaziale
in cui si trovano non avendo un investimento energetico maggiore per compensare
questa precarietà) abbiano lo svincolo totale della particella
dalla struttura.
Non avremo più il ferro. Abbiamo disidentificato il ferro.
L'archetipo che può rappresentare il ferro in questo caso non è
più presente.
Solo perché una parte del Tutto non è più presente.
Quindi è esattamente la stessa cosa fatta con l'elemento silicio.
Sette particelle che con un intervento pressorio esagerato abbiamo anche
qua l'eliminazione di una particella.
Una considerazione che possiamo fare è che le trasmutazioni naturali
o sperimentali ci portano comunque oltre al significato simbolico dell'agilità
con cui la natura si trasforma in una forma simbolica o in un'altra, quindi
dialoga di archetipo in archetipo. Questo perché variando la forma
cambia anche l'archetipo, quando siamo agli elementi essenziali costitutivi
della materia.
Essendo a livello primordiale vuol dire che se si cambia un elemento cambia
la forma simbolica, cambia anche il significato archetipico.
La cosa importante e significativa è che la Natura collabora tantissimo
per evitare tutto quel concetto, messo abbastanza in difficoltà
dalla fisica classica, di entropia. Ovverosia non c'è il minimo
tentativo di investire energie per difendere la vecchia struttura. Si
lascia che la struttura si trasmuti. Non c'è bisogno, l'intelligenza
del cosmo non vede la necessità di investire energia per difendere
in qualche modo la fissità di una struttura.
L'evoluzione del cosmo ci porta a concepire la trasmutazione come elemento
naturale e cangiante continuamente. E in dialettica continua. Perché
la trasmutazione è di per sé uno spazio di coscienza che
si amplia sempre di più. È secondo l'evoluzione dell'energia
totale, cosmica e secondo l'evoluzione dell'Universo, che continuamente
deve cambiare.
Si risparmia energia, non ci si oppone ad una plasticità continua
delle forme del cosmo.
Così si apprende una delle più grandi lezioni alchemiche
che il Budda stesso pose come base della sua dottrina: "l'impermanenza".
In alchimia tutto ciò che esiste durerà un certo numero
di cicli. Questo numero non può essere infinito. Questi cicli possono
essere estremamente grandi rispetto una vita umana, come il ciclo di cita
di una montagna.
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